Giacomo Leopardi

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Giacomo Leopardi Ferrazzi.jpg

Giacomo Leopardi è il poeta più celebre della moderna letteratura italiana.

Giacomo Leopardi è quello che potremmo definire un vero incel per le sue caratteristiche fisiche, infatti era alto 141 cm e soffrì di deformità fisiche sin dalla nascita.

Per questi motivi, nella incelosfera italiana sarà considerato come il precursore dell'ideologia blackpill.

Descrizione[modifica]

Il tema principale della poesia leopardiana è proprio la sofferenza per le sue condizioni di vita. L'impossibilità di beneficiare di vera gioia e felicità verrà razionalizzata da Leopardi sotto il nome di pessimismo cosmico.

Leopardi come blackpillato[modifica]

Particolare attenzione merita il suo poema L'Ultimo Canto di Saffo, in esso Leopardi narra la sua disperazione per essere stato respinto.

Una lettera del 1882 spedita da Roma al fratello Carlo recita:

"mi ristringerò solamente alle donne, e alla fortuna che voi forse credete che sia facile di far con esse nelle città grandi. V’assicuro che è propriamente tutto il contrario. Al passeggio, in Chiesa andando per le strade, non trovate una befana che vi guardi. Io ho fatto e fo molti giri per Roma in compagnia di giovani molto belli e ben vestiti. Sono passato spesse volte, con loro, vicinissimo a donne giovani: le quali non hanno mai alzato gli occhi; e si vedeva manifestamente che ciò non era per modestia, ma per pienissima e abituale indifferenza e noncuranza: e tutte le donne che qui s’incontrano sono così."

E ancora:

"Trattando, è così difficile il fermare una donna in Roma come a Recanati, anzi molto più, a cagione dell’eccessiva frivolezza e dissipatezza di queste bestie femminine, che oltre di ciò non ispirano un interesse al mondo, sono piene d’ipocrisia, non amano altro che il girare e divertirsi non si sa come, non la danno (credetemi) se non con quelle infinite difficoltà che si provano negli altri paesi. Il tutto si riduce alle donne pubbliche, le quali trovo ora che sono molto più circospette d’una volta, e in ogni modo sono così pericolose come sapete."

In una lettera del 1832, Leopardi scrive:

"Quali che siano le mie disgrazie […] io ho avuto coraggio sufficiente per non cercare di diminuirne il peso, né attraverso frivole speranze di una pretesa felicità futura, né attraverso una vile rassegnazione. […] È stato proprio in seguito a questo coraggio che, portato in base alle mie ricerche ad una filosofia disperata, io non ho esitato ad abbracciarla interamente; d’altra parte, invece, è stato per effetto della vigliaccheria degli uomini, che hanno bisogno di essere convinti del pregio dell’esistenza, che si sono volute considerare le mie opinioni filosofiche come il risultato delle mie sofferenze particolari, e che ci si ostina ad attribuire alle mie situazioni materiali ciò che deve essere attribuito solo al mio intelletto."